
RICERCA, PRATICA CLINICA E AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO
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Rivista scientifica ufficiale dell’AIOLP
ISSN 1824-0747 | Pubblicazione semestrale
Articolo originale
Otorinolaringoiatria clinica
Open Access
Gli studi anatomici di Domenico Cotugno: Dall'anatomia dell'orecchio interno alla scoperta del liquido cerebrospinale.
Arturo Armone Caruso MD, PhD 1
1AIAS di Afragola
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Rivista
Argomenti di Otorinolaringoiatria Moderna
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Data di pubblicazione
Settembre 2026
Domenico Cotugno appartiene a quella ristretta schiera di anatomisti la cui fama attraversa più discipline. Il suo nome ricorre nella storia dell'otorinolaringoiatria per gli acquedotti dell'orecchio interno e per il liquido labirintico; nella neurologia e nella neurochirurgia per la descrizione del liquido cerebrospinale; nell'ortopedia e nella medicina del dolore per la distinzione dell'ischiade nervosa dalle affezioni articolari; nella nefrologia per le osservazioni sull'urina coagulabile dei pazienti idropici [11,16,20,31]. Tale pluralità non è il risultato di una produzione dispersiva, ma dell'unità del suo metodo. Cotugno considerava il corpo umano come un sistema di strutture comunicanti, di cavità, membrane e fluidi, la cui disposizione poteva essere compresa soltanto attraverso l'esame diretto.
Nel Settecento l'anatomia non era più una disciplina esclusivamente descrittiva. Dopo Vesalio, Harvey, Malpighi, Valsalva e Morgagni, la dissezione era divenuta uno strumento per criticare l'autorità dei testi e costruire spiegazioni fisiologiche e patologiche [7,8]. Cotugno si collocò pienamente in questa tradizione, con una particolare attenzione ai liquidi corporei. Nel labirinto osseo riconobbe la presenza normale di un fluido; attorno all'encefalo e al midollo descrisse un'acqua limpida che non poteva essere interpretata come semplice prodotto della putrefazione o della malattia [1,2,20].
L'obiettivo del presente articolo è ricostruire criticamente gli studi anatomici di Cotugno, evitando due rischi opposti: ridurli a un elenco di eponimi oppure presentarli mediante affermazioni agiografiche non contestualizzate. Le fonti primarie mostrano un ricercatore straordinariamente precoce, dotato di grande abilità dissettoria e capace di progettare esperimenti anatomici semplici ma decisivi. La storiografia più recente consente tuttavia di distinguere la priorità assoluta di un'osservazione dalla sua prima dimostrazione sistematica. Questa distinzione è essenziale: nella scienza le scoperte raramente nascono in un unico istante; acquistano valore quando un dato viene osservato, riprodotto, descritto e inserito in un modello coerente.
Formazione e ambiente scientifico
Cotugno nacque il 29 gennaio 1736 a Ruvo di Puglia, in una famiglia di condizioni economiche modeste. La formazione classica, comprendente latino, logica, metafisica, matematica e filosofia naturale, gli fornì gli strumenti linguistici e concettuali con i quali avrebbe in seguito redatto le proprie opere. Giunto a Napoli nel 1753, si inserì in una città caratterizzata da una vivace vita culturale, da istituzioni ospedaliere di grande rilievo e da un progressivo rinnovamento delle scienze mediche. Conseguì titoli accademici in filosofia e medicina e iniziò a lavorare presso l'Ospedale degli Incurabili, uno dei principali luoghi della medicina napoletana [11,13,16,21].
L'ospedale offriva una combinazione particolarmente feconda: abbondanza di osservazioni cliniche, possibilità di eseguire autopsie, presenza di chirurghi e medici esperti e confronto quotidiano con malattie acute e croniche. Per Cotugno l'anatomia non fu pertanto un sapere separato dal letto del malato. La dissezione serviva a spiegare il sintomo e il sintomo orientava la dissezione. Questo rapporto è evidente nel De ischiade nervosa, dove la descrizione clinica del dolore lungo il decorso del nervo sciatico conduce all'esame delle radici, delle guaine nervose e degli spazi spinali.
Nel 1766 Cotugno ottenne la cattedra di anatomia a Napoli, incarico che mantenne per molti decenni. La sua attività didattica contribuì alla formazione di una scuola nella quale la conoscenza anatomica doveva essere dimostrata sul cadavere e non soltanto ripetuta dai trattati. Il viaggio compiuto nel 1765 gli permise di incontrare Giovanni Battista Morgagni e altri studiosi italiani [11,17,21]. Il rapporto intellettuale con Morgagni è particolarmente significativo: il metodo anatomo-clinico del maestro padovano, fondato sulla correlazione tra storia della malattia e reperto autoptico, trovò in Cotugno una declinazione rivolta alle strutture nervose, all'orecchio interno e ai liquidi corporei.
Definire Cotugno semplicemente "anatomista" sarebbe dunque riduttivo. Egli fu un medico anatomico, per il quale la forma acquistava significato attraverso la funzione e la patologia. La precisione delle sue descrizioni deriva da questa doppia prospettiva. Il giovane studioso che affrontò l'orecchio interno non cercava soltanto nuovi particolari osteologici: voleva comprendere come il suono potesse essere trasmesso in una cavità la cui organizzazione era ancora oggetto di controversia.
Il metodo anatomico di Cotugno
Le opere di Cotugno consentono di ricostruire un metodo basato su alcuni principi costanti. Il primo era l'impiego di preparati freschi. Nell'orecchio interno, l'uso di ossa temporali disseccate aveva favorito l'idea che le cavità labirintiche contenessero aria. Cotugno comprese che la preparazione e l'essiccamento potevano cancellare proprio il reperto che si desiderava osservare. Esaminò quindi crani e rocche petrose in condizioni che preservassero i fluidi e le membrane, includendo materiale fetale e neonatale, più facilmente lavorabile per la minore ossificazione [1,24-26].
Il secondo principio era la ripetizione. Un singolo reperto poteva dipendere da trauma, malattia o alterazione post mortem. Cotugno cercava la costanza anatomica mediante dissezioni successive e confrontava individui di età differente. Questa attenzione gli consentì di sostenere che l'acqua del labirinto non fosse un versamento patologico occasionale, ma un contenuto normale dell'orecchio interno.
Il terzo principio era la trasformazione della dissezione in esperimento. Nel De ischiade nervosa, per esempio, Cotugno non si limitò ad aprire le cavità vertebrali. Collocò il cadavere in posizioni differenti, osservò lo spostamento del liquido e valutò come la gravità ne modificasse la distribuzione [2,12,23]. Le manovre erano semplici, ma rispondevano a domande precise: il fluido era confinato in piccole raccolte oppure formava una colonna continua? Comunicava con la cavità cranica? Circondava il midollo e le radici nervose?
Il quarto principio era il controllo critico della tradizione. Cotugno conosceva gli studi di Duverney, Valsalva e altri anatomisti dell'orecchio, così come le antiche interpretazioni degli umori cerebrali. Non rifiutava l'autorità per principio, ma la sottoponeva alla prova del reperto. Questo atteggiamento distingue il suo lavoro da una semplice compilazione erudita.
Infine, il disegno anatomico costituiva parte dell'argomentazione. Le tavole non erano ornamenti: rendevano visibile il decorso di canali, nervi e cavità difficili da esporre. Nella cultura anatomica settecentesca l'immagine funzionava come testimonianza pubblica della dissezione, permettendo al lettore di confrontare il testo con la rappresentazione della struttura.
Prima di Cotugno: l'anatomia dell'orecchio interno
Per valutare il contributo cotugniano è necessario ricordare la complessità dell'orecchio interno e lo stato delle conoscenze nel XVIII secolo. La coclea, il vestibolo e i canali semicircolari erano noti nelle loro linee generali, grazie soprattutto a Duverney e Valsalva [8,9]. Rimanevano tuttavia incertezze sulla natura dei contenuti labirintici, sul significato degli acquedotti e sulla meccanica della percezione sonora.
L'esame delle ossa temporali essiccate mostrava cavità apparentemente vuote. Da questo reperto artificiale si poteva dedurre che il labirinto fosse riempito d'aria. Altri studiosi avevano osservato umidità o liquido, senza però offrirne una dimostrazione anatomica completa. La storiografia moderna ha ricordato che Friedrich Pyl descrisse un liquido labirintico prima di Cotugno. La priorità cronologica di singole osservazioni non annulla tuttavia la novità del De aquaeductibus: Cotugno affrontò sistematicamente il problema, descrisse le vie ossee, sostenne la normalità del fluido e ne collegò il movimento alla trasmissione sonora [16,24-26].
L'ostacolo era sia tecnico sia concettuale. La rocca petrosa è una delle regioni più dure e intricate dello scheletro. Gli acquedotti hanno calibro ridotto e decorso obliquo; la coclea contiene lamine sottilissime; le parti molli si deteriorano rapidamente. Senza tecniche di decalcificazione, microscopia moderna e imaging, l'anatomista doveva affidarsi a strumenti manuali, luce naturale, ingrandimenti limitati e straordinaria pazienza.
Cotugno trasformò questi limiti in un programma metodologico. Scelse materiali nei quali le strutture ossee fossero più accessibili, seguì i canali a partire dai loro orifizi e confrontò il percorso dall'interno verso l'esterno. La denominazione di "acquedotti" rifletteva la convinzione che non si trattasse di semplici forami, ma di vie connesse ai liquidi del labirinto. Oggi distinguiamo nettamente perilinfa, endolinfa, dotto cocleare, dotto endolinfatico e relativi spazi. Cotugno non possedeva tali categorie istologiche, ma individuò correttamente il problema fisico fondamentale: l'orecchio interno è un sistema idrodinamico, non una cavità aerea.
Il De aquaeductibus auris humanae internae
Pubblicata a Napoli nel 1761, quando l'autore aveva appena venticinque anni, la dissertazione De aquaeductibus auris humanae internae rappresenta una delle opere fondative dell'anatomia otologica [1,24,25,35]. Il titolo pone al centro due canali: l'acquedotto della coclea e quello del vestibolo. L'indagine si estende però all'intero labirinto osseo, alle sue comunicazioni e al contenuto fluido.
L'acquedotto cocleare viene seguito dalla scala timpanica, in prossimità del giro basale della coclea, verso la superficie inferiore della parte petrosa dell'osso temporale. Nella terminologia moderna, il canale ospita il dotto perilinfatico e stabilisce una continuità anatomica variabile tra la perilinfa e lo spazio subaracnoideo [24,25]. La descrizione cotugniana non poteva distinguere tutte le componenti microscopiche, ma colse il rapporto topografico essenziale tra labirinto e cavità cranica.
L'acquedotto vestibolare fu descritto come una via che parte dal vestibolo e raggiunge la faccia posteriore della rocca petrosa. Oggi sappiamo che contiene il dotto endolinfatico, il quale termina nel sacco endolinfatico. Il valore della ricerca di Cotugno consiste nell'aver riconosciuto questi canali come elementi regolari dell'anatomia umana e nell'averli discussi in relazione ai fluidi.
La dissertazione contiene anche osservazioni sulla lamina spirale ossea della coclea. Le sottili strutture colonnari comprese tra le due lamine furono in seguito associate al suo nome come "colonne di Cotugno" [16,21]. L'eponimo è ormai poco usato nella nomenclatura anatomica internazionale, ma testimonia la precisione con cui esaminò la struttura interna della coclea.
L'opera ebbe diverse edizioni, circostanza che può generare confusione bibliografica. La prima edizione napoletana è del 1761; ristampe ed edizioni successive, inclusa quella del 1775, contribuirono alla diffusione europea del testo. Quando una fonte attribuisce la scoperta al 1774 o al 1775, spesso confonde la data di un'edizione con quella dell'indagine originale. La ricostruzione storica deve pertanto identificare sempre l'esemplare e l'edizione citati.
La forza del De aquaeductibus non risiede soltanto nella novità delle strutture descritte. Il libro propone un'interpretazione unitaria: la morfologia ossea, il contenuto liquido e la funzione uditiva devono essere compresi insieme. È questo passaggio dall'inventario anatomico al modello funzionale a rendere Cotugno un precursore della moderna anatomia fisiologica dell'orecchio.

La dimostrazione del liquido labirintico
Il reperto più celebre della dissertazione è la presenza di un liquido limpido nel labirinto. Cotugno comprese che l'apertura intempestiva o la preparazione di pezzi secchi ne causava la perdita. Per questo motivo attribuì grande importanza alle modalità di dissezione. La presenza del fluido venne osservata in condizioni diverse e interpretata come costante fisiologica [1,24-26].
Nella prospettiva attuale, l'espressione "acqua di Cotugno" non corrisponde perfettamente a una singola entità. L'orecchio interno contiene due compartimenti principali: l'endolinfa nel labirinto membranoso e la perilinfa nello spazio compreso tra labirinto membranoso e osseo. Le conoscenze istologiche e chimiche necessarie per separare questi compartimenti furono sviluppate dopo Cotugno. Il suo merito fu precedente e fondamentale: confutare l'idea del labirinto aereo e riconoscere il ruolo meccanico di un mezzo liquido.
La staffa trasmette le vibrazioni alla finestra ovale; il movimento si propaga nei fluidi cocleari e produce una risposta delle strutture della partizione cocleare [26,29,30]. La fisiologia moderna, da Helmholtz a von Békésy, avrebbe chiarito la selettività tonotopica e l'onda viaggiante. Cotugno non disponeva di questi concetti, ma intuì che la vibrazione sonora dovesse muovere il contenuto del labirinto e che la disposizione della coclea partecipasse all'analisi dei suoni.
La sua teoria uditiva presentava inevitabili elementi erronei. Attribuiva ai canali semicircolari una funzione acustica che oggi riconosciamo principalmente come vestibolare. Tuttavia, giudicare un autore settecentesco soltanto in base alla piena corrispondenza con la fisiologia contemporanea sarebbe metodologicamente scorretto. Il progresso decisivo consisteva nell'aver spostato il problema dalla risonanza dell'aria alla dinamica di un sistema liquido.
La dimostrazione del liquido labirintico ebbe inoltre un significato più ampio. Mostrava che un contenuto apparentemente assente poteva essere cancellato dalla tecnica anatomica stessa. L'osservatore doveva quindi interrogare non solo il cadavere, ma anche il proprio metodo. Questa consapevolezza - oggi diremmo attenzione agli artefatti - costituisce uno degli aspetti più moderni del lavoro cotugniano.
Gli acquedotti cocleare e vestibolare nella lettura moderna
L'anatomia contemporanea permette di comprendere con maggiore precisione le strutture osservate da Cotugno. L'acquedotto cocleare è un piccolo canale osseo che collega la scala timpanica, vicino alla finestra rotonda, con la fossa cranica posteriore. Il dotto perilinfatico che lo percorre contiene tessuto connettivo lasso e presenta una pervietà variabile [24-26]. La comunicazione tra spazio subaracnoideo e perilinfa non deve quindi essere immaginata come un tubo sempre libero; è una via anatomica regolata da dimensioni, tessuti e differenze pressorie.
Questa relazione spiega l'interesse clinico dell'acquedotto. Variazioni della pressione cerebrospinale possono trasmettersi all'orecchio interno; processi infettivi o emorragici possono, in determinate condizioni, coinvolgere il labirinto; perdite di liquido cerebrospinale possono manifestarsi attraverso vie otologiche. Anche nella chirurgia dell'impianto cocleare e nelle malformazioni dell'orecchio interno, la conoscenza delle comunicazioni liquorali contribuisce a prevedere il rischio di fuoriuscite di fluido.
L'acquedotto vestibolare contiene invece il dotto endolinfatico, che prosegue nel sacco endolinfatico sulla superficie posteriore della rocca petrosa. La sindrome dell'acquedotto vestibolare allargato dimostra quanto una struttura descritta nel Settecento conservi rilievo diagnostico: l'aumento delle sue dimensioni si associa frequentemente a ipoacusia neurosensoriale, spesso fluttuante o progressiva, e può inserirsi in quadri genetici complessi.
La terminologia moderna separa dunque due sistemi: la via perilinfatica dell'acquedotto cocleare e la via endolinfatica dell'acquedotto vestibolare. Cotugno non poteva disporre di tale distinzione microscopica, ma la sua topografia ossea ne preparò il riconoscimento. Il fatto che le moderne tecniche radiologiche - TC ad alta risoluzione e risonanza magnetica - studino ancora questi canali conferma la solidità della sua osservazione anatomica.
È importante, tuttavia, non tradurre retrospettivamente ogni frase di Cotugno nel linguaggio attuale. Egli descrisse ciò che poteva vedere con i mezzi del tempo; alcune interpretazioni appartengono alla fisiologia settecentesca. Il dialogo corretto tra storia e medicina contemporanea consiste nel riconoscere la continuità dei problemi, senza attribuire all'autore concetti elaborati nei secoli successivi.
Il nervo nasopalatino e l'anatomia delle vie nasali
Tra i contributi meno noti, ma di particolare interesse per l'otorinolaringoiatria, vi è lo studio del nervo nasopalatino. Cotugno ne illustrò il decorso in una tavola diffusa all'inizio degli anni Sessanta del Settecento [16,17,21]. Il nervo, ramo della divisione mascellare del trigemino attraverso il ganglio pterigopalatino, percorre il setto nasale e raggiunge il palato anteriore attraverso il canale incisivo.
La regione era difficile da preparare. Il nervo è sottile, aderisce ai piani profondi della mucosa settale e attraversa passaggi ossei ristretti. Evidenziarne la continuità richiedeva una dissezione delicata e una rappresentazione grafica capace di conservare i rapporti con il setto, il pavimento nasale e il palato. Antonio Scarpa riconobbe la priorità di Cotugno nella conoscenza di questa struttura.
Cotugno mise il nervo in relazione con lo starnuto, tentando di collegare la distribuzione sensitiva nasale a una risposta riflessa. Oggi il riflesso dello starnuto è considerato un circuito complesso: le afferenze trigeminali, soprattutto dalla mucosa nasale, raggiungono reti bulbari e pontine che coordinano inspirazione, chiusura glottica ed espulsione. Non può essere attribuito a un solo ramo nervoso, ma l'intuizione cotugniana conserva valore perché riconosceva nella sensibilità mucosale il punto di partenza di un comportamento respiratorio coordinato.
Questo episodio conferma la particolare attenzione di Cotugno per le strutture di confine. Acquedotti, guaine, canali e nervi erano per lui vie di comunicazione tra regioni anatomiche. Il naso non veniva considerato una cavità isolata: la sua innervazione spiegava rapporti con il palato e con i riflessi respiratori.
Nell'epoca moderna, il nervo nasopalatino possiede rilievo in chirurgia nasale e palatale, odontoiatria, implantologia e trattamento del dolore neuropatico. La sua conoscenza è indispensabile negli interventi sul setto postero-inferiore e sul canale incisivo. Anche in questo caso una minuziosa ricerca anatomica settecentesca mantiene una proiezione clinica concreta.

Dal nervo sciatico al sistema cerebrospinale
Il De ischiade nervosa commentarius, pubblicato nel 1764, nasce da una domanda clinica: che cosa distingue il dolore di origine nervosa dalle malattie dell'anca e dalle forme artritiche? Cotugno descrisse il dolore ischiatico come un'affezione che segue il decorso del nervo, distinguendola dalle patologie articolari [2,3,12,15,16]. La sua descrizione contribuì alla definizione moderna della sciatica, anche se la causa proposta non corrisponde alla patogenesi oggi più frequente.
Per comprendere l'origine dell'ischiade, Cotugno risalì dal nervo sciatico alle radici spinali. Questo movimento concettuale - dalla sede del dolore verso l'origine anatomica del nervo - lo portò a esplorare il canale vertebrale e gli involucri del midollo. Qui osservò una quantità di liquido limpido nello spazio compreso tra le meningi.
Il passaggio è fondamentale nella storia della ricerca. Una monografia dedicata a una sindrome periferica diventò il luogo della prima esposizione sistematica moderna del liquido cerebrospinale. Cotugno ipotizzò che un umore acre potesse penetrare nelle guaine del nervo e produrre dolore. Tale teoria eziologica fu superata dalla dimostrazione delle compressioni radicolari, delle ernie discali e delle stenosi. Eppure l'errore interpretativo generò un'indagine anatomica feconda: per verificare la possibile diffusione del fluido, egli dovette studiarne sede, continuità e movimento.
La vicenda illustra come la storia della scienza non proceda mediante una semplice successione di verità. Un'ipotesi parzialmente errata può orientare esperimenti corretti e produrre scoperte durature. Il valore di Cotugno non dipende dall'aver anticipato integralmente la neuroanatomia contemporanea, ma dall'aver sottoposto una spiegazione clinica alla verifica del cadavere.
Nel testo, la precisione della descrizione anatomica supera la validità della teoria patogenetica. Il liquido viene riconosciuto attorno al midollo, nella cavità cranica e nei ventricoli; la sua distribuzione cambia con la posizione del corpo; la continuità degli spazi suggerisce un sistema comune. Queste osservazioni aprono la strada al concetto di circolazione cerebrospinale, sviluppato pienamente soltanto in seguito.
Il liquor Cotunnii: osservazione, esperimento e interpretazione
La tradizione ha spesso indicato Cotugno come "scopritore" del liquido cerebrospinale. La formula è comprensibile, ma richiede una precisazione. Liquidi intracranici erano stati osservati o ipotizzati da autori precedenti, dall'antichità fino a Emanuel Swedenborg e Albrecht von Haller [18,22,28]. Ciò che distingue Cotugno è la descrizione sistematica del fluido in condizioni non patologiche, la dimostrazione della sua presenza attorno all'encefalo e al midollo e l'impiego di esperimenti posturali per studiarne la continuità [2,12,14,19,20].
Nel cadavere posto in posizione verticale o modificata, il liquido si spostava per effetto della gravità. L'osservazione mostrava che non si trattava di raccolte indipendenti. Cotugno descrisse l'acqua sotto l'aracnoide, attorno al midollo e alla base encefalica, e la mise in relazione con le cavità ventricolari. La terminologia meningea del tempo non coincide perfettamente con quella attuale, per cui ogni traduzione deve essere prudente; rimane chiara la percezione di uno spazio fluido continuo lungo il sistema nervoso centrale.
Secondo la ricostruzione di Longatti, quattro passaggi sperimentali caratterizzano la ricerca cotugniana: riconoscere il fluido in soggetti non affetti da idrocefalo; dimostrarne lo spostamento con la postura; seguirne la distribuzione lungo il canale vertebrale; considerare le relazioni con nervi e cavità craniche [23]. Non erano esperimenti quantitativi nel senso ottocentesco, ma superavano l'osservazione occasionale.

Cotugno utilizzò il termine aqua per diversi liquidi limpidi presenti in cavità sane. La scelta rifletteva una concezione ancora prechimica dei fluidi corporei, ma affermava un principio decisivo: la presenza di liquido non equivale necessariamente a idropisia o malattia. Esiste una fisiologia delle cavità sierose e degli spazi meningei.
Il termine "liquido cerebrospinale" sarebbe stato consolidato da François Magendie nell'Ottocento [10]. Le ricerche di Quincke sulla puntura lombare e gli studi successivi sulla pressione e sulla composizione avrebbero trasformato il liquor in uno strumento diagnostico [27]. Cotugno non eseguì una puntura lombare nel senso moderno, ma fornì la mappa anatomica senza la quale tale procedura non sarebbe stata concettualmente possibile.
Meningi, spazi subaracnoidei e radici nervose
La descrizione cotugniana deve essere letta tenendo conto dell'evoluzione della nomenclatura meningea. Dura madre, aracnoide e pia madre erano conosciute, ma i loro rapporti microscopici e la delimitazione degli spazi non erano definiti come oggi. Il concetto moderno di spazio subaracnoideo, attraversato da trabecole e contenente liquido cerebrospinale, si costruì progressivamente [20,22,28].
Cotugno riconobbe che il fluido non era semplicemente contenuto nei ventricoli. Esso circondava la superficie del sistema nervoso centrale e si estendeva lungo il canale vertebrale. Questa osservazione correggeva una visione ventricolocentrica ereditata da gran parte della tradizione. La presenza di acqua attorno al midollo rendeva inoltre plausibile una relazione con le radici spinali e con le guaine nervose.
La moderna anatomia mostra che le radici dorsali e ventrali attraversano lo spazio subaracnoideo prima di perforare la dura; prolungamenti meningei accompagnano i nervi nel loro tratto prossimale. Esistono inoltre vie perineurali coinvolte nel drenaggio del liquido cerebrospinale. Queste conoscenze non confermano la teoria dell'"umore acre" come causa ordinaria della sciatica, ma mostrano che la domanda di Cotugno sui rapporti tra fluido e nervi non era priva di fondamento anatomico.
La sua indagine anticipa anche un problema contemporaneo: le vie di scambio tra liquor, compartimenti perivascolari, linfatici durali e nervi cranici o spinali. Le ricerche moderne sul sistema glinfatico e sul drenaggio meningeo hanno nuovamente posto al centro la dinamica dei fluidi. Non è corretto attribuire a Cotugno la previsione di tali sistemi; è invece legittimo riconoscere che il suo metodo considerava il liquor una componente anatomica attiva e non un residuo passivo.
Nell'insegnamento della neuroanatomia, il richiamo a Cotugno può quindi avere un'utilità metodologica. Mostra come gli spazi siano strutture reali, dotate di contenuto, continuità e significato funzionale. L'anatomia non è costituita soltanto da organi solidi: comprende intervalli, cavità e vie di scambio, spesso decisivi per la diffusione delle malattie.
Anatomia e clinica dell'ischiade
Cotugno distinse l'ischiade nervosa dall'ischiade artritica. La prima era caratterizzata da dolore distribuito lungo il nervo sciatico; la seconda era riferita alla regione articolare dell'anca [2,12,15,16]. Questa separazione possedeva grande valore clinico in un'epoca priva di radiologia e di esame neurologico standardizzato.
La descrizione del decorso del dolore costituiva una forma di anatomia applicata. La topografia del sintomo permetteva di identificare la struttura coinvolta. Cotugno osservò inoltre l'andamento, le esacerbazioni e la possibile unilateralità della sindrome. La denominazione di "malattia di Cotugno" o "sindrome di Cotugno", oggi raramente impiegata, ricorda questa prima caratterizzazione organica della sciatica.
L'eziologia proposta attribuiva un ruolo al liquido che, dalle cavità spinali, avrebbe potuto raggiungere le guaine nervose e irritarle. La teoria rifletteva la medicina umorale, ma anche l'osservazione anatomica delle continuità. Soltanto tra XIX e XX secolo le lesioni discali, le compressioni radicolari e altre cause meccaniche sarebbero state definite con precisione.
Il contributo storico non va però misurato esclusivamente sulla causa. Cotugno trasformò un termine generico in una sindrome riconoscibile, distinguendo dolore radicolare e patologia articolare. Questo passaggio dalla denominazione del sintomo alla localizzazione anatomica è una componente essenziale della neurologia clinica.
Nel De ischiade compare anche l'osservazione dell'urina che coagula con il calore in alcuni pazienti idropici, considerata una tappa nella storia della proteinuria [2,31,32]. Il dato dimostra l'ampiezza del suo approccio: segni clinici, fluidi corporei e reperti anatomici venivano correlati per definire entità differenti. Sebbene questo aspetto esuli dall'anatomia stretta, conferma che il tavolo settorio e il laboratorio rudimentale erano parte di un unico percorso diagnostico.
Anatomia normale e anatomia patologica
Uno dei risultati più importanti dell'opera di Cotugno fu la distinzione tra liquido normale e versamento patologico. Nel pensiero medico tradizionale, l'acqua presente nelle cavità corporee veniva frequentemente associata all'idropisia. Cotugno osservò invece fluidi limpidi anche in individui senza segni di malattia specifica e sostenne che una certa quantità appartenesse alla condizione fisiologica [1,2,20,23].
La differenza non era soltanto quantitativa. Riconoscere un contenuto normale significava ridefinire l'anatomia delle cavità. Il pericardio, la pleura, il peritoneo, il labirinto e gli spazi meningei non erano vuoti: il fluido contribuiva allo scorrimento, alla protezione o alla trasmissione meccanica. Questa prospettiva avvicinava anatomia e fisiologia.
Nell'orecchio interno la mancata conservazione del liquido produceva un falso reperto di vuoto. Nel sistema nervoso, l'apertura del cranio o del canale vertebrale poteva far defluire l'acqua prima che fosse osservata. In entrambi i casi la tecnica di dissezione determinava la possibilità stessa della scoperta. Cotugno comprese che la normalità anatomica doveva essere ricostruita tenendo conto delle trasformazioni post mortem.
Anche il suo studio del vaiolo, pur non essendo principalmente anatomico, applicò la ricerca della sede delle lesioni. Il titolo De sedibus variolarum syntagma richiama il linguaggio morgagnano delle "sedi" della malattia [4,7]. La patologia veniva localizzata nei tessuti e non spiegata soltanto mediante squilibri generali.
Il rapporto tra normale e patologico costituisce il filo che unisce l'intera produzione di Cotugno. Il liquido labirintico normale spiega la funzione uditiva; il liquor normale definisce gli spazi cerebrospinali; l'alterazione dei rapporti tra nervi e fluidi viene proposta come meccanismo patologico; il decorso del dolore permette di localizzare la malattia. È un programma di medicina anatomica nel quale la struttura è il fondamento della diagnosi.
Le tavole anatomiche e il linguaggio della dimostrazione
Le tavole delle opere cotugniane devono essere considerate parte integrante della ricerca. Nel Settecento l'immagine anatomica svolgeva almeno tre funzioni: documentava il reperto, guidava la ripetizione della dissezione e costruiva una memoria visiva condivisa. Per strutture tridimensionali e nascoste, come gli acquedotti dell'orecchio interno, il testo da solo non era sufficiente [1,24,25,35].
Il disegno richiedeva una selezione. L'anatomista decideva quali piani rimuovere, quale orientamento adottare e quali rapporti enfatizzare. Ogni tavola era quindi un'interpretazione controllata, non una fotografia neutrale. Nel caso di Cotugno, la chiarezza del decorso dei canali sosteneva l'argomento centrale: gli orifizi osservati appartenevano a vie anatomiche continue.
La tavola del nervo nasopalatino aveva un significato analogo. Mostrare la continuità del ramo lungo il setto e attraverso il canale incisivo equivaleva a rivendicare la realtà di una struttura che poteva essere facilmente lacerata o confusa durante la dissezione.
L'iconografia anatomica di Cotugno si inserisce nella grande tradizione europea inaugurata dai trattati rinascimentali, ma presenta una scala differente. Non cerca la monumentalità del corpo intero; si concentra su particolari piccoli, funzionalmente decisivi. Questa scelta anticipa la progressiva specializzazione dell'anatomia otologica e neurologica.
Le riproduzioni digitali delle edizioni originali, oggi disponibili presso Wellcome Collection, Internet Archive e altre biblioteche, permettono di riesaminare direttamente tavole, titoli e struttura dei testi [35-38]. L'accesso alla fonte primaria è essenziale perché molte notizie biografiche sono state ripetute senza controllo e alcune date variano secondo l'edizione citata. Lo storico della medicina deve trattare il libro anatomico come un reperto: identificarne provenienza, data, completezza e rapporto con le ristampe.
Cotugno, Morgagni e la scuola anatomica italiana
Il lavoro di Cotugno appartiene a una tradizione italiana nella quale anatomia e clinica si erano progressivamente unite. Valsalva aveva studiato l'orecchio con attenzione alla struttura e alla funzione; Morgagni aveva costruito la patologia d'organo attraverso la correlazione anatomo-clinica [7,8]. Cotugno ereditò entrambi gli orientamenti e li applicò a regioni ancora poco comprese [33].
L'incontro con Morgagni nel 1765 ebbe anche valore simbolico: il giovane anatomista napoletano si confrontava con l'autore del De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis. Non si trattava di una semplice successione maestro-allievo. Cotugno possedeva già opere originali; il dialogo confermava l'appartenenza a una rete scientifica italiana ed europea.
La Napoli borbonica offriva istituzioni ospedaliere, universitarie e accademiche nelle quali la medicina poteva svilupparsi in rapporto con filosofia naturale, chimica e sanità pubblica. L'Ospedale degli Incurabili fu decisivo per la disponibilità di casi e per l'integrazione tra assistenza e insegnamento. La cattedra di anatomia consentì a Cotugno di trasformare il proprio metodo in pratica formativa.
La sua reputazione internazionale derivò anche dall'uso del latino, lingua della comunicazione scientifica europea. Le edizioni e ristampe del De aquaeductibus e del De ischiade circolarono fuori dal Regno di Napoli [1-3]. Le opere successive e postume contribuirono a conservarne il profilo di medico umanista e di docente [4-6]. L'Europa medica poteva discutere le sue osservazioni senza la barriera di una lingua nazionale.
L'eredità istituzionale fu altrettanto importante. La scuola anatomica napoletana si consolidò attraverso collezioni, preparati e musei. Il recente riesame del Museo Anatomico di Napoli ha sottolineato la continuità tra la tradizione di Marco Aurelio Severino, Cotugno e gli anatomisti ottocenteschi [34]. In tale prospettiva, Cotugno rappresenta un nodo tra anatomia barocca, medicina illuministica e specializzazione moderna.
Priorità, eponimi e revisioni storiografiche
La memoria di Cotugno è stata affidata a numerosi eponimi: acquedotto di Cotugno, colonne di Cotugno, liquore di Cotugno, sindrome o malattia di Cotugno [16,18,20,21]. Gli eponimi riconoscono il ruolo storico di uno studioso, ma possono semplificare eccessivamente la costruzione collettiva delle conoscenze.
Per il liquido labirintico, la letteratura ricorda osservazioni anteriori. Per il liquido cerebrospinale, descrizioni e intuizioni precedenti risalgono a periodi molto lontani. La questione corretta non è quindi stabilire chi abbia visto per primo una goccia di liquido, ma chi abbia fornito una descrizione anatomica riproducibile, distinta dalla patologia e inserita in un sistema di spazi comunicanti. In questo senso il ruolo di Cotugno rimane fondamentale.
Anche la datazione richiede precisione. La prima edizione del De aquaeductibus è del 1761, mentre alcune citazioni si riferiscono a edizioni del 1774 o 1775 [1,35]. Il De ischiade apparve a Napoli nel 1764 e fu ristampato in altre città [2,3,36,37]. Confondere pubblicazione originale e ristampa può alterare la valutazione della priorità.
La storiografia contemporanea ha inoltre corretto letture troppo lineari. Non è esatto presentare Cotugno come autore di una moderna teoria della circolazione liquorale o della fisiologia cocleare. Egli operava con categorie settecentesche, alcune delle quali erano ancora umorali. La sua grandezza emerge proprio quando lo si colloca nel suo tempo: con strumenti limitati riuscì a descrivere rapporti anatomici che sarebbero rimasti centrali nei secoli successivi.
L'abbandono progressivo degli eponimi nella terminologia internazionale non diminuisce tale eredità. "Acquedotto cocleare" è più informativo di "acquedotto di Cotugno"; "liquido cerebrospinale" è più preciso di liquor Cotunnii. La memoria storica può essere conservata nell'insegnamento e nella ricerca senza sacrificare una nomenclatura universale.
Attualità otorinolaringoiatrica degli studi di Cotugno
Per l'otorinolaringoiatra contemporaneo, Cotugno non è soltanto una figura celebrativa. I problemi anatomici da lui affrontati restano rilevanti nella pratica clinica. L'acquedotto cocleare interviene nei rapporti pressori tra spazio intracranico e orecchio interno; quello vestibolare è essenziale nella diagnosi delle malformazioni associate a ipoacusia; i fluidi labirintici sono centrali nella fisiopatologia di idrope endolinfatica, fistole perilinfatiche e traumi [24-26].
L'imaging ha reso visibili in vivo strutture che Cotugno poteva studiare soltanto nel cadavere. La TC ad alta risoluzione definisce il canale osseo; la risonanza magnetica visualizza il sacco e il dotto endolinfatico e, con tecniche dedicate, la distribuzione dei compartimenti labirintici. La continuità storica non consiste in una semplice conferma: le tecnologie moderne riformulano le stesse domande sulla comunicazione, sulla pressione e sul movimento dei fluidi.
Nella chirurgia della base cranica laterale, nella chirurgia dell'orecchio e nell'impianto cocleare, la conoscenza delle vie liquorali ha conseguenze immediate. Una malformazione può predisporre a gusher liquorale; un difetto osseo può favorire una fistola; un processo meningeo può raggiungere l'orecchio interno. L'anatomia di Cotugno diventa così anatomia del rischio chirurgico.
Il nervo nasopalatino collega invece la sua eredità alla rinologia e alla chirurgia del palato. La sensibilità nasale e i riflessi trigeminali continuano a essere studiati nella rinite, nell'iperreattività mucosale e nei disturbi neurogenici. La correlazione tra piccola struttura e funzione complessa rimane un insegnamento attuale.
Infine, il metodo cotugniano conserva valore nell'epoca dell'imaging e dell'intelligenza artificiale. Le immagini devono essere interpretate alla luce dell'anatomia reale; gli algoritmi dipendono dalla qualità delle annotazioni; le varianti non possono essere comprese senza confronto con la dissezione. La tecnologia non sostituisce il ragionamento anatomico, ma ne amplia la portata.
Eredità metodologica
L'aspetto più duraturo dell'opera di Cotugno non è un singolo reperto, ma una forma di ragionamento. Egli partiva da un problema concreto, sceglieva il materiale più adatto, modificava la tecnica per evitare artefatti, ripeteva l'osservazione e ne cercava il significato funzionale [1,2,23]. Questa sequenza corrisponde, in forma storica, a principi ancora validi della ricerca biomedica.
La scelta di preparati freschi mostra consapevolezza del rapporto tra metodo e risultato. Gli esperimenti posturali sul liquor introducono una variabile controllata. Il confronto tra soggetti diversi affronta la questione della riproducibilità. Le tavole rendono pubblica la prova. Il dialogo con i predecessori colloca il dato in una comunità scientifica.
Cotugno dimostra inoltre l'importanza delle domande interdisciplinari. Lo studio dell'udito conduce all'idrodinamica del labirinto; il dolore sciatico conduce alla neuroanatomia del liquor; l'irritazione nasale conduce al decorso di un nervo trigeminale. Le frontiere tra otologia, neurologia, anatomia e clinica non sono barriere, ma punti di contatto.
La sua opera invita anche alla prudenza epistemologica. Una descrizione può essere corretta mentre la spiegazione resta incompleta; una teoria errata può generare un esperimento fecondo; una priorità storica può essere condivisa. Insegnare la storia attraverso queste complessità è più utile che costruire una galleria di "primi scopritori".
Nel bicentenario della morte, gli studi dedicati a Cotugno hanno riportato l'attenzione sui suoi esperimenti e sul contesto napoletano. Tale riscoperta non deve limitarsi alla commemorazione. Può contribuire a una formazione medica nella quale l'anatomia sia nuovamente percepita come scienza dinamica, collegata all'imaging, alla chirurgia, alla fisiologia e alla storia delle idee.
La riscoperta della tomba di Domenico Cotugno
La vicenda della sepoltura di Domenico Cotugno costituisce un capitolo significativo della sua fortuna postuma. Alla morte, avvenuta a Napoli il 6 ottobre 1822, il medico ricevette per volontà della moglie Ippolita Ruffo, duchessa di Bagnara, una sepoltura solenne nella zona ipogea della chiesa di San Vincenzo de' Paoli, presso il complesso dei Padri Vincenziani nel Borgo dei Vergini [39-42]. Il luogo era legato alla devozione e alla rappresentanza delle famiglie nobili napoletane. Con il trascorrere del tempo, tuttavia, l'esatta ubicazione della tomba andò perduta nella memoria cittadina.
La dispersione delle tracce non significava che la sepoltura fosse stata completamente cancellata. Negli anni 1953-1954 il medico militare e storico Giuseppe Pezzi, utilizzando anche la testimonianza del medico Benedetto Vulpes, individuò la lapide sepolcrale di Cotugno, che risultava danneggiata dagli eventi bellici [42]. Il riferimento topografico era la cappella della duchessa di Sant'Elia, nei pressi della sepoltura di Maria Giuseppa von Starhemberg, marchesa di Sant'Elia, benefattrice legata alla realizzazione del complesso vincenziano. Quella ricognizione non riuscì però a ristabilire una continuità stabile della memoria del luogo, che tornò a essere poco conosciuto e difficilmente identificabile.
La ricerca fu ripresa nel XXI secolo per iniziativa di due medici napoletani interessati alla storia della medicina: dal sottoscritto, e Antonio Del Prete, docente di oftalmologia presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II [39,40,42]. La lettura degli scritti di Giuseppe Pezzi fornì il punto di partenza documentario. Un incontro del Rotary Club Napoli Castel dell'Ovo, svoltosi nel gennaio 2018 e dedicato anche alle attività culturali del Borgo dei Vergini, mise i ricercatori in contatto con l'Associazione "Getta la rete", già impegnata nello studio e nella valorizzazione del complesso monumentale vincenziano [39,42].
La collaborazione con Annamaria Corallo e Giovanna Moresco dell'associazione, sostenuta dalla comunità dei Padri Vincenziani e dal superiore permise di eseguire una nuova ricognizione nella zona ipogea. La lapide di Cotugno fu identificata nella cappella della duchessa di Sant'Elia: appariva spezzata, lacunosa e danneggiata, ma conservava elementi epigrafici ancora leggibili e compatibili con la documentazione storica.
Una targa commemorativa fu successivamente collocata per ricordare la riscoperta [42]. Nel 2019 la notizia ricevette diffusione pubblica anche a Ruvo di Puglia [40]; nel bicentenario della morte, nel 2022, il ritrovamento fu nuovamente ricordato come restituzione di un luogo fisico alla memoria di Cotugno [42]. Negli anni successivi la tomba è stata inserita negli itinerari culturali dedicati alla Napoli sacra e al complesso vincenziano.
Questa vicenda possiede un significato che supera la curiosità biografica. La tomba riscoperta ricongiunge tre luoghi fondamentali dell'identità cotugniana: Ruvo di Puglia, dove nacque; Napoli, dove si formò e realizzò le sue scoperte; il Borgo dei Vergini, dove fu sepolto. Essa dimostra inoltre che la conservazione della memoria scientifica richiede un lavoro multidisciplinare analogo, per certi aspetti, alla ricerca anatomica: studio delle fonti, ricostruzione topografica, osservazione diretta, confronto tra testimonianze e prudenza nell'interpretazione dei reperti.
La partecipazione di medici alla riscoperta assume infine un valore simbolico. Cotugno aveva costruito la propria scienza interrogando i corpi e i documenti anatomici; due secoli dopo, altri medici hanno restituito visibilità al luogo della sua sepoltura attraverso la ricerca storica e la collaborazione con associazioni e istituzioni religiose. La memoria materiale diventa così parte della storia della medicina e strumento di valorizzazione del patrimonio scientifico napoletano.

Conclusioni
Domenico Cotugno contribuì in modo decisivo alla trasformazione dell'anatomia settecentesca. Nel De aquaeductibus auris humanae internae descrisse con rigore gli acquedotti cocleare e vestibolare, dimostrò la presenza normale del liquido labirintico e tentò di interpretarne la funzione nella trasmissione sonora. Nel De ischiade nervosa distinse la sciatica nervosa dalle affezioni articolari e, risalendo dalle manifestazioni cliniche alle radici spinali, fornì la prima trattazione sistematica moderna del liquido cerebrospinale.
Le osservazioni sul nervo nasopalatino e sulla lamina spirale ossea completano il profilo di un anatomista capace di affrontare strutture minute e regioni tecnicamente difficili. La sua attenzione per cavità, canali, membrane e fluidi anticipò una visione funzionale dell'anatomia.
La storiografia impone di usare con cautela il linguaggio della scoperta esclusiva. Cotugno non lavorò nel vuoto e alcune osservazioni ebbero precedenti. La sua originalità consiste nell'aver trasformato indizi dispersi in dimostrazioni organizzate e riproducibili. Il valore scientifico delle sue opere non dipende dagli eponimi, ma dalla qualità del metodo.
Per l'otorinolaringoiatria, la sua eredità è particolarmente viva. Gli acquedotti dell'orecchio interno, i rapporti tra perilinfa e liquor, la dinamica dei fluidi labirintici e l'innervazione nasale sono ancora oggetto di diagnosi, imaging e chirurgia. Tra tavolo anatomico settecentesco e medicina contemporanea esiste quindi una continuità reale: la necessità di osservare con precisione, riconoscere gli artefatti e collegare la struttura alla funzione e alla malattia.
Tabella 1. Principali contributi anatomici di Domenico Cotugno
Ambito | Opera o periodo | Contributo | Significato attuale |
Orecchio interno | De aquaeductibus, 1761 | Descrizione sistematica degli acquedotti cocleare e vestibolare | Anatomia radiologica, chirurgia otologica, vie di comunicazione dei fluidi |
Liquidi labirintici | De aquaeductibus, 1761 | Dimostrazione della presenza normale di liquido nel labirinto | Fondamento idrodinamico della fisiologia cocleare e vestibolare |
Coclea | 1761 | Osservazioni sulla lamina spirale ossea e sulle strutture dette colonne di Cotugno | Anatomia della partizione cocleare |
Naso e palato | circa 1761 | Rappresentazione del nervo nasopalatino e relazione con lo starnuto | Chirurgia nasale e palatale, sensibilità trigeminale |
Sistema cerebrospinale | De ischiade, 1764 | Descrizione del liquor attorno a encefalo e midollo e studio del suo spostamento | Neuroanatomia, puntura lombare, fisiologia e patologia liquorale |
Nervo sciatico | De ischiade, 1764 | Distinzione tra ischiade nervosa e artritica | Localizzazione clinico-anatomica del dolore radicolare |
Osservazione di Cotugno | Validità storica | Interpretazione contemporanea |
Il labirinto contiene un liquido normale | Contributo fondamentale, pur con osservazioni anteriori | Endolinfa e perilinfa occupano compartimenti distinti |
Gli acquedotti sono vie collegate al contenuto labirintico | Descrizione topografica sostanzialmente corretta | Acquedotto cocleare con dotto perilinfatico; acquedotto vestibolare con dotto endolinfatico |
Il suono produce movimento nel liquido | Intuizione fisiologica decisiva | Meccanica cocleare, onda viaggiante e trasduzione delle cellule ciliate |
Il liquor circonda encefalo e midollo | Prima descrizione moderna sistematica | Spazio subaracnoideo craniospinale continuo |
Un umore irritante causa ordinariamente la sciatica | Ipotesi storica non confermata | Prevalgono compressione e infiammazione radicolare, ernia discale, stenosi e altre cause |
Il nervo nasopalatino partecipa allo starnuto | Intuizione neuroanatomica parziale | Riflesso complesso mediato da afferenze trigeminali e circuiti bulbopontini |
Come citare questo articolo
Capelli M. Il ruolo della chirurgia nelle epistassi anteriori ricorrenti. Argomenti di Otorinolaringoiatria Moderna. 2025;25(1):5–9.
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