
RICERCA, PRATICA CLINICA E AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO
DAL 2001 · RIVISTA IN LINGUA ITALIANA
Rivista scientifica ufficiale dell’AIOLP
ISSN 1824-0747 | Pubblicazione semestrale
Articolo originale
Otorinolaringoiatria clinica
Open Access
Acufene e vitamina D: dalle evidenze alle prospettive terapeutiche
Alessandra Fioretti1 Alberto Eibenstein2.3
1Tinnitus Center, European Hospital-Poliambulatorio Pratimedica - Roma
2 Cristo Re Ospedale Generale - Roma
3 Università dell’Aquila - DISCAB
www.tinnituscenter.it
info@tinnituscenter.it
Dati dell'articolo
Rivista
Argomenti di Otorinolaringoiatria Moderna
Fascicolo
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Data di pubblicazione
Settembre 2026
L'acufene, anche definito tinnito, consiste nella percezione cosciente di un suono o di un rumore non attribuibile a una sorgente sonora esterna. Può essere percepito in un solo orecchio, bilateralmente o, più raramente, all'interno della testa. Dal punto di vista clinico può presentarsi come un fenomeno transitorio e scarsamente disturbante oppure assumere una forma persistente, spesso associata a disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, ansia, depressione e riduzione della qualità di vita, configurando un quadro clinico denominato tinnitus disorder (1). La fisiopatologia dell'acufene è complessa e multifattoriale. Sebbene l'ipoacusia rappresenti uno dei principali fattori causali, sono stati proposti meccanismi che coinvolgono la coclea, il nervo acustico, i nuclei uditivi centrali e le reti cerebrali deputate all'elaborazione dell'attenzione e delle emozioni (2). Negli ultimi anni è stato studiato anche il possibile ruolo della vitamina D. L'interesse nasce dall'ampia prevalenza dell'insufficienza di vitamina D nella popolazione generale e dalla presenza di recettori della vitamina D in diversi tessuti, compreso il sistema nervoso.
Vitamina D
La vitamina D esiste in due forme: la D2, presente in piante e funghi, e la D3, sintetizzata nell'organismo umano a partire dal 7-deidrocolesterolo cutaneo in seguito all'esposizione ai raggi UV (3). La vitamina D3 viene quindi trasportata al fegato, dove l'enzima CYP2R1 la converte in 25-idrossivitamina D3 [25(OH)D3], la principale forma circolante di vitamina D. Infine, nei reni, l'enzima CYP27B1 la trasforma nella sua forma attiva, la 1,25-diidrossivitamina D3 [1,25(OH)2D3]. Oltre alla sua ben nota importanza per le funzioni muscolo-scheletriche, la 25-idrossivitamina D3 [25(OH)D3] svolge ruoli vitali, ad esempio nelle funzioni cerebrali e nel sistema immunitario (4). I recettori della vitamina D (VDR) sono presenti in vari tessuti dell'organismo, tra cui cervello, cellule immunitarie, prostata, mammella, pancreas e nell'orecchio interno, dove alcune mutazioni sono state associate a condizioni quali la perdita dell'udito neurosensoriale e i disturbi dell'equilibrio. Da anni è nota la relazione tra vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB) e carenza di vitamina D (5)
Vitamina D e sistema uditivo
L'ipotesi di un coinvolgimento della vitamina D nella funzione uditiva deriva da diversi meccanismi biologicamente plausibili. Alterazioni dell'omeostasi minerale, fenomeni infiammatori e modificazioni della funzione neuromuscolare potrebbero, almeno teoricamente, influenzare la funzionalità delle strutture dell'apparato uditivo. E’ stato dimostrato che una ridotta espressione del VDR, in particolare del sottotipo VDRB, causa difetti morfologici a carico dell'orecchio interno; tra questi figurano malformazioni dei canali semicircolari e anomalie degli organi otolitici con ripercussioni nell’apparato uditivo e vestibolare (6). La vitamina D3 non svolge solo un ruolo cruciale per la salute cocleare a livello genomico, ma possiede anche potenti effetti immunomodulatori. Infatti riduce l'espressione di citochine pro-infiammatorie, quali TNF-α, IL-1β e interleuchina-6 (IL-6), favorendo al contempo la differenziazione dei linfociti T regolatori ad azione antinfiammatoria (7). In uno studio randomizzato pubblicato nel 2025, condotto su 101 pazienti con ipoacusia neurosensoriale improvvisa e carenza di vitamina D, i partecipanti sono stati randomizzati a ricevere la terapia convenzionale (metilprednisolone + gingko biloba) oppure la terapia convenzionale associata a vitamina D3 (1500–2000 IU/die) per 10 giorni (8). Nel gruppo che aveva ricevuto vitamina D3 sono stati osservati miglioramenti maggiori sia dell'udito sia dei punteggi relativi all'acufene, anche al controllo a tre mesi. A tre mesi, la riduzione media del punteggio THI è stata di 27,5 punti nel gruppo vitamina D rispetto a 13,9 punti nel gruppo di controllo.
Vitamina D e acufene
Recenti studi evidenziano che i livelli sierici di 25-idrossivitamina D3 sono spesso associati alla presenza di acufeni e la carenza di vitamina D3 è stata identificata come un significativo predittore dell'insorgenza, della cronicità e della gravità dell'acufene. Un recente studio di Molnàr et al. ha riportato una prevalenza di livelli bassi di 25(OH)D del 53,2% in un gruppo di 350 pazienti con acufene contro il 31,7% del gruppo di controllo di 347 partecipanti (9). La neuroinfiammazione è sempre più riconosciuta come un fattore significativo nello sviluppo dell'acufene, potendo contribuire all'eccitotossicità glutammatergica e all'aumento del guadagno centrale lungo la via uditiva. Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, la vitamina D3 potrebbe potenzialmente influenzare tale ambiente neuroinfiammatorio, contribuendo a stabilizzare i circuiti neurali e a ridurre la plasticità neuronale centrale associata all'insorgenza e alla persistenza dell'acufene. Un altro studio, condotto su 201 persone con acufene e 99 controlli, ha rilevato livelli medi di 25(OH)D significativamente inferiori nei pazienti con acufene: 19,9 ng/mL contro 27,4 ng/mL.Inoltre, la prevalenza del deficit di vitamina D era maggiore nel gruppo con acufene, pari al 50,7%, rispetto al 22,2% dei controlli. Livelli particolarmente bassi erano inoltre associati a una maggiore severità dell'acufene valutata mediante THI e scala analogica visiva (10). Questi dati rafforzano l'ipotesi di un possibile collegamento ma non dimostrano che correggere la carenza di vitamina D determini automaticamente la scomparsa dell'acufene. In una meta-analisi pubblicata nel 2023 gli autori hanno identificato tre studi osservazionali, comprendenti complessivamente 468 partecipanti, di cui 268 con acufene e 200 senza acufene. La concentrazione sierica di vitamina D risultava mediamente inferiore nei soggetti con acufene, con una differenza media ponderata di −6,2 ng/mL (11).
Anche uno studio epidemiologico su 16.408 soggetti coreani conferma che i pazienti con acufene possano avere livelli di vitamina D inferiori rispetto ai soggetti senza acufene (12). Quindi, la semplice osservazione di un livello basso di 25(OH)D non consente di stabilire un rapporto causale con l’acufene tuttavia il deficit potrebbe rappresentare un fattore associato ad altre condizioni cliniche coinvolte nella genesi dell'acufene. La carenza di vitamina D potrebbe quindi trovare un ruolo nella genesi fisiopatologica dell'acufene attraverso effetti sull'omeostasi ionica cocleare, sulla sopravvivenza delle cellule ciliate e dei neuroni uditivi, sullo stress ossidativo e sui processi infiammatori, intervenendo nel meccanismo di modulazione della neuroplasticità maladattativa delle vie uditive centrali (tab.1).
Meccanismo fisiopatologico | Meccanismo molecolare/cellulare ipotizzato | Evidenze precliniche/ cliniche nell'acufene | Interpretazione |
Alterazione dell'omeostasi del Ca²⁺ cocleare | La vitamina D, attraverso il VDR, contribuisce alla regolazione dell'omeostasi del Ca²⁺. Nell'orecchio interno sono presenti sistemi di trasporto e regolazione del Ca²⁺, tra cui TRPV5/TRPV6, calbindina e pompe Ca²⁺-ATPasi. | Studi sperimentali indicano un ruolo della segnalazione vitamina D/VDR nella regolazione ionica dell'orecchio interno. Non esistono prove cliniche dirette che colleghino il deficit di vitamina D a un'alterazione del Ca²⁺ cocleare nei pazienti con acufene. | Meccanismo biologicamente plausibile, ma ancora prevalentemente preclinico. |
Disfunzione delle cellule ciliate | Il VDR è espresso nell'orecchio interno. La vitamina D potrebbe contribuire al mantenimento dell'integrità e della funzione delle cellule ciliate attraverso la regolazione del Ca²⁺, dello stress ossidativo e della sopravvivenza cellulare. | Modelli animali con alterazione della via VDR mostrano maggiore vulnerabilità dell'orecchio interno e alterazioni delle cellule ciliate/ganglio spirale. L'associazione tra deficit di vitamina D e perdita uditiva rende plausibile un ruolo indiretto nell'acufene. | Evidenza preclinica moderata; evidenza clinica diretta limitata. |
Danno del ganglio spirale e dei neuroni uditivi | La vitamina D esercita potenziali effetti neuroprotettivi attraverso VDR, regolazione del Ca²⁺, stress ossidativo, apoptosi e fattori neurotrofici. | Alterazioni della segnalazione VDR sono state associate a perdita neuronale nel ganglio spirale in modelli animali. Non è stato dimostrato che il deficit di vitamina D provochi direttamente una neuropatia uditiva nell'uomo con acufene. | Ipotesi preclinica plausibile. |
Stress ossidativo cocleare | La vitamina D può modulare sistemi antiossidanti e vie quali Nrf2 e il metabolismo del glutatione, limitando la produzione di ROS e il danno mitocondriale. | Numerosi studi sperimentali supportano un ruolo della vitamina D nella modulazione dello stress ossidativo. Lo stress ossidativo è implicato nel danno delle cellule ciliate da rumore e invecchiamento. Il deficit di vitamina D è associato ad alterazioni uditive, ma il rapporto causale con lo stress ossidativo nell'acufene non è stato dimostrato. | Meccanismo indiretto plausibile. |
Neuroinfiammazione | L'attivazione del VDR può modulare NF-κB e la produzione di mediatori pro-infiammatori, tra cui IL-1β, IL-6 e TNF- α. | Evidenze sperimentali indicano proprietà immunomodulanti e antinfiammatorie della vitamina D. L'infiammazione è stata implicata nella fisiopatologia dell'acufene, ma mancano prove che dimostrino che il deficit di vitamina D costituisca il determinante di tale processo. | Plausibilità moderata; relazione specifica con l'acufene non dimostrata. |
Alterazione della trasmissione meccano-elettrica cocleare | Le modificazioni del Ca²⁺ intracellulare ed extracellulare possono influenzare l'attività delle cellule ciliate e il rilascio di neurotrasmettitori a livello della sinapsi ciliata. | Esistono solide evidenze sul ruolo del Ca²⁺ nella fisiologia delle cellule ciliate e della trasmissione sinaptica. Mancano studi che dimostrino che il deficit di vitamina D determini questo fenomeno nell'uomo con acufene. | Plausibilità fisiologica elevata, ma nesso vitamina D–acufene ipotetico. |
Deafferentazione uditiva e plasticità centrale maladattativa | Un'alterazione periferica cocleare può determinare riduzione dell'input afferente e successivo aumento del guadagno centrale, sincronizzazione e ipereccitabilità delle vie uditive. | Il modello di plasticità maladattativa è supportato da numerosi studi neurofisiologici sull'acufene. Il deficit di vitamina D potrebbe agire a monte, aumentando la vulnerabilità cocleare, ma non è dimostrato un effetto diretto della vitamina D sulla plasticità centrale dell'acufene. | Meccanismo indiretto particolarmente plausibile. |
Alterazione della neuroplasticità | Il VDR è presente nel sistema nervoso centrale e la vitamina D può modulare fattori neurotrofici, Ca²⁺ intracellulare, stress ossidativo e funzione sinaptica. | Numerose evidenze sperimentali suggeriscono un ruolo neuroprotettivo e neuromodulatore della vitamina D. Non sono disponibili sufficienti dati per stabilire un ruolo specifico nella neuroplasticità associata all'acufene. | Evidenza prevalentemente sperimentale. |
Alterazione della microcircolazione cocleare | La vitamina D può influenzare funzione endoteliale, infiammazione vascolare e stress ossidativo. | Sono descritti effetti vascolari della vitamina D e il ruolo della microcircolazione nella vulnerabilità dell'orecchio interno. Non è stata dimostrata una relazione causale tra ipovitaminosi D, alterazione del flusso cocleare e acufene. | Ipotesi indiretta, evidenza bassa. |
Disregolazione dei liquidi dell'orecchio interno | La regolazione del Ca²⁺ e dei trasportatori ionici può contribuire al mantenimento dell'omeostasi dell'endolinfa. | Evidenze sperimentali indicano un ruolo della vitamina D nella fisiologia ionica dell'orecchio interno. Possibile rilevanza soprattutto in condizioni associate a disturbi dell'omeostasi dei liquidi dell'orecchio interno, non dimostrata nell'acufene idiopatico. | Preclinica/indiretta. |
Perdita uditiva come mediatore intermedio | ↓ vitamina D → maggiore vulnerabilità dell'orecchio interno → possibile perdita uditiva → riduzione dell'input uditivo → compensazione centrale → acufene. | Il deficit di VDR è associato a fenotipi di alterazione uditiva in modelli animali. Diversi studi osservazionali riportano un'associazione tra bassi livelli di 25(OH)D e acufene e/o perdita uditiva. | Uno dei modelli indiretti più plausibili, ma non prova causalità. |
Tab.1: Possibili meccanismi fisiopatologici attraverso i quali la vitamina D potrebbe modulare l'acufene. VDR: recettore vitamina D
Discussione
L'esistenza di una correlazione tra bassi livelli di vitamina D e acufene non significa automaticamente che la supplementazione sia efficace nel trattamento dell'acufene. Le linee guida cliniche disponibili per l'acufene cronico non considerano gli integratori alimentari, comprese vitamine e minerali, come trattamenti con efficacia dimostrata. Le linee guida europee raccomandano infatti di non utilizzare routinariamente integratori alimentari per il trattamento dell'acufene cronico, sottolineando l'assenza di prove sufficienti di efficacia (13). Analogamente, le linee guida dell'American Academy of Otolaryngology–Head and Neck Surgery non raccomandano integratori alimentari come trattamento routinario dell'acufene persistente e fastidioso (14). Pertanto, correggere una carenza vitaminica clinicamente significativa può essere appropriato solo per un deficit documentato di vitamina D per le indicazioni mediche riconosciute, indipendentemente dal fatto che ciò determini o meno un miglioramento dell'acufene.
In un paziente con acufene, la valutazione della vitamina D può essere presa in considerazione soprattutto se si sospetta una carenza. L'eventuale supplementazione dovrebbe essere guidata dalla valutazione clinica e laboratoristica, evitando eccesive dosi non necessarie. La letteratura disponibile presenta importanti limitazioni poichè la maggior parte degli studi che hanno analizzato la relazione tra vitamina D e acufene è di natura osservazionale con un numero limitato di partecipanti inclusi nella meta-analisi e studi provienenti principalmente da singoli centri. Gli studi randomizzati controllati che valutino specificamente l'effetto della correzione del deficit di vitamina D sull'intensità e sull'impatto dell'acufene sono ancora insufficienti.
La ricerca futura dovrebbe concentrarsi su studi randomizzati controllati di adeguata numerosità, nei quali i pazienti siano stratificati in base alla concentrazione iniziale di 25(OH)D, alla presenza e al grado di ipoacusia, alla durata dell'acufene e al fenotipo clinico. Sarebbe inoltre importante stabilire se l'eventuale beneficio della supplementazione sia limitato ai soggetti con vero deficit di vitamina D oppure se possa estendersi anche a quelli con livelli insufficienti ma non francamente carenti.
Conclusioni
Le attuali evidenze scientifiche indicano una possibile associazione tra bassi livelli di vitamina D e presenza di acufene, tuttavia, l'associazione non equivale a causalità e non sono stati ad oggi dimostrati i reali effetti della vitamina D sull’acufene. Le linee guida attuali non raccomandano l’utilizzo di routine degli integratori alimentari per il trattamento dell'acufene. Al momento non esistono prove sufficienti per considerare la vitamina D una terapia specifica dell'acufene cronico ma la sua valutazione e l'eventuale correzione di un deficit documentato possono essere integrate in un approccio clinico personalizzato. Sono quindi necessari studi più ampi e condotti specificamente sull'acufene per stabilire quale sia l'effettivo ruolo terapeutico della vitamina D. Non è invece consigliabile assumere autonomamente dosi elevate di vitamina D con l'obiettivo di trattare l'acufene. La supplementazione dovrebbe essere stabilita in base ai valori ematici, alle caratteristiche individuali e alle indicazioni del medico.
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Come citare questo articolo
Capelli M. Il ruolo della chirurgia nelle epistassi anteriori ricorrenti. Argomenti di Otorinolaringoiatria Moderna. 2025;25(1):5–9.
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